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Ettore Uzzanu, liutaio: vi racconto come nasce un violino

L’artigiano sassarese apre le porte della sua bottega

25-10-2010 | Persone | Gabriele Sardu

Pezzi di legno, morse, colle e pennelli. Per terra c’è una specie di fornellino elettrico. Sparsi un po’ qua, un po’ là foto e disegni di violini. Il piccolo laboratorio di Ettore Uzzanu, liutaio sassarese è uno spazio senza tempo dove la tecnologia è rimasta fuori dalla porta. Non c’è un computer, né un televisore al plasma. L’illuminazione è molto parca, come l’arredamento nel complesso, fatto di mobili essenziali dal sapore antico. Su un panchetto, restaurato alla meglio, una radio datata che gracchia e distorce voci e canzoni.

Uzzanu ha poco più trent’anni e da quasi dieci costruisce strumenti musicali ad arco. Ha imparato grazie ad una serie di corsi, frequentati nella penisola. Oggi è diventato un punto di riferimento per i musicisti che intendono investire in uno strumento artigianale e assicura a tutti i clienti creazioni uniche, fatte interamente a mano.

«Ogni pezzo che realizzo – inizia a raccontare – ha una sua storia. Dal momento della scelta dei materiali, fino a quando viene venduto e inizia a suonare. È bello dopo del tempo, rivedere un “proprio” strumento».

La tua carriera è iniziata molto presto, quando i primi passi…professionali?
«Da autodidatta. Mi piaceva più che suonare, capire come nascesse la musica da un punto di vista tecnico. Ho costruito i primi strumenti musicali, osservandone degli altri. Ma il vero salto di qualità l’ho compiuto partecipando al corso di restauro di strumenti musicali a Pieve di Cento. Eravamo una decina di allievi. Un anno di esperienza in cui ho conosciuto il mio futuro insegnante. Eh si! Perché poi mi sono iscritto alla scuola di liuteria di Parma. Un corso di tre anni dove all’interno di un’antica bottega, ciascuno di noi aveva a disposizione una postazione, completa di tutti gli strumenti. La parte pratica era intervallata da lezioni teoriche, ricordo materie come chimica delle vernici, tecnologia del legno e disegno, e seminari con docenti di chiara fama. Mi è rimasto impresso l’approfondimento sull’incrinatura degli archi».
Costruire uno strumento musicale richiede capacità non comuni, il violino in particolare necessita di particolari cure, proprio per la sua specificità. Il tipo di legno, la resina che si utilizza per proteggerlo e colorarlo, infine le colle per legare le parti, sono fondamentali per le caratteristiche del suono che si vogliono dare allo strumento.

Si tratta di un lavoro molto lento e non semplicissimo, specie all’inizio, giusto?
«Direi proprio complicato. La giovane età e il fatto di essere un artigiano locale non aiuta. La liuteria non appartiene alla tradizione sarda. Solo col tempo sto vincendo questa sorta di pregiudizio, non giustificabile ma comprensibile. Nei primi tempi ho fatto piccole riparazioni, mentre in bottega costruivo i miei primi violini».

E prima di tornare in Sardegna, che scenario avevi ipotizzato di trovare?
«In realtà non avevo idea di quale potesse essere il mio mercato. Mi sono fatto strada piano piano e ancora devo farne di cose…».

Chi sono i clienti di un liutaio?
«Certamente gli studenti del Conservatorio, in particolare quelli più adulti, ormai vicini alla conclusione degli studi. Oppure gli stessi insegnanti. Buona parte del mio lavoro si svolge grazie al passaparola o perché uno strumento costruito da me è piaciuto».

La vendita come avviene? Su commissione?
«La maggior parte, no! Io alterno il lavoro di costruzione ex novo degli strumenti a quella di restauro. Quando si lavora su ordine, il committente ha la possibilità di scegliere e personalizzare il proprio violino. Altrimenti può provare quello che è già disponibile. Se le caratteristiche lo soddisfano, lo acquista, ma solo dopo averci suonato…mai a “scatola chiusa”».

In che senso? I violini non sono tutti identici?
(Uzzanu sorride) «In linea di massima si! Ma sono i dettagli a fare la differenza e i musicisti a questi dettagli prestano molta attenzione. Ci sono poi i materiali…».

…in proposito, quali sono i legni da utilizzare?
«Per il piano armonico (la parte superiore del violino, ndr) si usa l’abete, per il fondo le fasce ed il manico, l’acero, la tastiera è in ebano. I piroli infine possono essere fatti in palissandro, bosso o pernambuco. Il mix di resine serve a proteggere il violino, ma anche a infondergli il timbro caratteristico. Particolare anche il capitolo legato alle colle. Gli artigiani usano quelle reversibili: consentono di intervenire in un secondo momento. Un comune tampone imbevuto d’acqua calda permette di rimuovere le parti incollate e lavorare all’interno dello strumento».

Tutti segreti imparati a scuola?
«Quando frequenti i corsi, ti insegnano l’Abc. Con la pratica e con molto esercizio non solo affini la tecnica, ma conosci a fondo i materiali da utilizzare. Alla fine, dopo che hai copiato i violini dei grandi, Stradivari, Guarneri e Amati, provi a “inserire” qualche tua idea. Prova e riprova per trovare un equilibrio giusto, in grado di soddisfare le esigenze dei musicisti».

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