La regina Margherita di Savoia la defini “la festa della bellezza”. E a distanza di tanto tempo la Cavalcata sarda conserva immutata quella caratteristica fondamentale.
Sassari veste gli abiti della festa e diventa la capitale sarda della tradizione e del folklore, cuore pulsante di un magnifico repertorio di colori, profumi e sapori. La geografia dell’isola si materializza nella sfilata dei gruppi: uomini e donne vestiti con gli abiti della tradizione percorrono le vie gremite di una folla curiosa di scoprire e riscoprire, anno dopo anno le proprie radici. Volti fieri ed eleganza di chi ha la responsabilità di rappresentare nella vetrina più importante della Sardegna i colori, le stoffe e i preziosi gioielli, tramandati di madre in figlia.
In prima fila gli elaborati bottoni degli abiti delle donne di Ittiri, le tinte accese dei corpetti di Orgosolo e più in generale dei costumi del nuorese. Gli scalzi di Cabras che mettono in bella mostra il loro pescato. Risponde Bonnanaro e le sue ciliegie. Risuonano solenni le trombe e i tamburi della Sartiglia di Oristano. Tutti in piedi per salutare le maschere del carnevale sardo: i celeberrimi Mamuthones di Mamoiada, i Boes e Merdules di Ottana e i Mamutzones di Samugheo.
Nessun evento collaterale o rito religioso accompagna la festa, giunta alla sua 61° edizione. Unico obiettivo: ammirare la bellezza e l’armonia dei costumi sardi, delle produzioni locali e di un repertorio culturale dal valore unico.
Il clima di Sassari è molto diverso da quello che si respira a Cagliari per Sant’Efisio: durante la Cavalcata regna lo spirito laico della festa. In passato era quella l’occasione per scambi d’occhiate fugaci tra i partecipanti, ma anche di incontri veri e propri. E la balentía dei cavalieri era ammirata dalle donne.
Nel giorno della Cavalcata la sveglia per i partecipanti suona molto presto. Soprattutto per chi arriva da lontano. Tutti devono essere pronti per rappresentare la propria comunità, ogni particolare deve essere curato e in ordine.
L’edizione 2010
Le novità non sono molte. L’edizione di quest’anno della Cavalcata mantiene costanti i canoni della tradizione, dopo aver trovato, due anni fa, la formula ed il percorso ideale.
I gruppi partiranno da corso Margherita di Savoia, svolteranno in via Giorgio Asproni, fino a via Roma per poi puntare su piazza d’Italia, il cuore della sfilata con le tribune allestite di fronte al palazzo della Provincia.
Si continua verso via Cagliari, via Torre Tonda ed infine via Tavolara, dove termina il percorso.
Tre i punti dove viene distribuita gratuitamente l’acqua minerale: di fronte al museo Sanna, in piazza d’Italia e in via Tavolara.
Un percorso ben collaudato e di sicuro più breve rispetto a quelli storici, scelti fino a qualche tempo fa. Questo per consentire di contenere i tempi della Cavalcata e permettere a tutti i gruppi di essere applauditi ed ammirati dal pubblico.
Si inizia alle 9 e 30 con i motociclisti della Polizia Municipale, spazio subito dopo agli ospiti d’onore: i greci del Lykeion ton Hellenidon. Il viaggio nella tradizione si apre con il gruppo folkloristico “Sassari”, seguito da Bonnanaro, Bono, Villanova Monteleone e Bottidda. Grande ritorno dell’associazione culturale folkloristica “San Paolo” di Codrongianos. Ai rappresentanti della provincia di Sassari seguono quelli Oristano e Nuoro. È la volta di Cagliari, Olbia – Tempio, Ogliastra, Medio Campidano e Carbonia – Iglesias. A chiudere i cavalli che a centinaia poggeranno i loro zoccoli nelle vie del capoluogo.
E a proposito di cavalli: tappa imperdibile l’ormai consueta mostra dedicata al mondo equestre. Dopo il primo anno in piazza Fiume e l’edizione passata ai giardini pubblici, Caddos si sposta nel cuore della festa: all’Emiciclo Garibaldi. L’inaugurazione: sabato 22 maggio alle 16 e 30.
Dopo pranzo, appuntamento all’ippodromo Pinna per la corsa delle Pariglie. Corse sfrenate di abili cavalieri capaci di formare ardite geometrie in groppa al loro cavallo, lanciato a folle velocità.
La sera si conclude in piazza d’Italia, fino a tarda notte. Come colonna sonora, i canti della tradizione isolana: launeddas, organetto e cori.