
Mirò sbarca in Sardegna con 13 magnifiche litografie esposte all’Arca del tempo nel piccolo comune di Settimo San Pietro. Pochi chilometri da Cagliari, vicino alla ferrovia delle FdS sulla tratta per Sorgono e Arbatax.
Il pittore spagnolo delizia il grande salone del museo, centro documentario, ai piedi del Parco archeologico di Cuccuru Nuraxi. La mostra inaugurata il 26 aprile rimarrà aperta fino al 26 settembre e comprende litografie per cui Mirò si è ispirato alle rappresentazioni teatrali del “Re Ubu” di Alfred Jarry.
Colori sgargianti, linee che paiono casuali, ma capaci di rappresentare persone e animali ben riconoscibili. Opere originali e sperimentali con una consapevole volontà di cavalcare le tendenze emergenti. L’influenza di Picasso è percettibile, ma gli orizzonti visitati da Mirò sono nuovi e liberi da spigoli per creare forme tondeggianti, morbide e tempestate di colore. Il pittore di Barcellona sceglie di spaziare e lasciarsi alle spalle molte delle regole che avevano imbrigliato gli artisti fino a quel momento. Un accenno di impressionismo, un tocco di sfumatissimo cubismo dove la sensazione e l’immediatezza sono al centro delle opere.
L’Arca del tempo è una struttura moderna, inserita in un contesto che, guardando verso la collina di Cuccuru Nuraxi, è perfettamente integrata. Una parte dell’area espositiva è stata realizzata sottoterra. Al suo interno una moderna sala multimediale dov’è possibile compiere un viaggio virtuale, indietro nel tempo. Fino alla preistoria, dall’età del neolitico ai giorni nostri. Il progetto informatico iniziale prevedeva la ricostruzione del solo pozzo sacro, unico nel suo genere per la presenza nella sua sommità – probabilmente – di un nuraghe.
Si è preferito invece estendere questo lavoro di studio all’intera area circostante per dare una visione d’insieme più completa e coinvolgente per il visitatore.
L’arca del tempo sorge in luogo carico di sacralità per le civiltà di epoca nuragica ed è nata come centro di sperimentazione sulla didattica e sulla divulgazione dei beni culturali storici e archeologici.
Nel laboratorio archeologico si fanno i test chimico – fisici dei materiali e sui tavoli di fronte si lavora per la ricomposizione dei cocci e dei reperti ritrovati negli scavi.